Come immagino sia successo a molti di voi, da ragazzo entravo a curiosare in ogni tipo di bottega e laboratorio artigiano, dal calzolaio come dal corniciaio, dall’idraulico al lattoniere, elettrauto, falegname, saldatore, fabbro, tornitore, rettificatore, lucidatore, cromatore, carrozzaio……e ogni scusa era buona per guardare gli attrezzi, sentire gli odori del ferro lavorato, del legno, delle colle e dei solventi, dei gas di scarico e della benzina e mi stupivo a vedere lavorare quei tipi dentro le tute blu o marroni o grigie con dei marchi famosi colorati sul petto e mi sentivo attratto dai cassetti con le chiavi i trapani e le fresette le lime e il calibro, dai barattoli d’olio dei motori e dal blu di prussia sul piano di riscontro e quella cosa bellissima che era l’orologio del micrometro comparatore, dalle loro mani sofferenti ma precise e capaci di infilare un dado con rondella in un posto impossibile contorcendosi come se facessero yoga fra i semiassi e il differenziale le testate e i carburatori di macchine con le balestre e freni a tamburo senza servofreno.
Già !, i luoghi dei meccanici delle macchine mi sembravano più interessanti dei bar; poi quelli delle officine per moto con le teste smontate sul banco e le insegne colorate verniciate a fuoco e i calendari di donne sui muri che io non sarei mai andato a casa e cercavo di rendermi utile allungando una chiave o trovando una sfera caduta sul pavimento e infilata fra lo sporco della storia dei motori del quartiere e dopo a casa nei posti più improbabili come la cantina o il cortile provavo a fare qualcosa che assomigliasse a quello che avevo guardato prendendo in mano tutto quello che trovavo da smontare con la scusa di aggiustarlo o andavo dal “ferri vecchi” a comprare un motore per poche lire e ci guardavo dentro senza immaginare cosa trovavo e intanto passava una moto e mi voltavo a guardarla e sentire come andava, come si guidava, quanto girava forte il pistone e le valvole, il rumore del rilascio del gas e il suono unico del tiro a pieno che lasciava nelle orecchie un ricordo da imitare più avanti da grande con la mia moto, con gli amici e dopo la morosa dietro che cambiava tutti i parametri meno il gusto per la smanettata la piega e i rapporti, tra me e lei, la mia moto.

Non so come sia stato, chi e cosa devo ringraziare oltre a tutti quelli di cui ho già detto e molti altri che mi hanno insegnato senza saperlo, sono diventato capace di mettere insieme tutti quei pezzi di acciaio e di alluminio che fanno girare una moto e quando l’hai finita che provi come respira e vola fuori dalle curve e dopo ti fermi sotto l’ombra di una quercia per lasciarla raffreddare e farti una sigaretta e la guardi, ti senti appagato: è una condizione in cui avviene una certa vibrazione della persona, provoca un vuoto di parola che a suo modo è un satori (l’accadere zen che noi occidentali possiamo provare a tradurre con termini inadatti come illuminazione, rivelazione, intuizione…) una sospensione del linguaggio che nel pensiero zen trova nello haiku “l’aspetto letterario di una pratica votata a sconcertare, a svuotare, a prosciugare il chiacchericcio irrefrenabile dell’anima” ( R.Barthes, l’impero dei segni ).

Il restauro di una moto non può ridursi nel racconto col linguaggio tecnico delle operazioni con le tolleranze e i gradi e i serraggi di accoppiamento, per questo ci sono i manuali i documenti e il sapere meccanico, è una pratica fatta di modi e tempi nella socializzazione del lavoro e dell’esperienza che coinvolge e riguarda intimamente tutti coloro che vi partecipano con il dire e il fare pezzi per completare un equilibrio di vuoto e pieno con loro immaginazioni dell’essere che non è facile trovare in sintonia e quindi creare un risultato che sia il gioco immaginato da guardare con lo sguardo silenzioso dell’amore e per questo credo che alcuni brevi pensieri e haiku zen possano aiutare a cercare lo stile di un lavoro per passione.

Se devi chiedere che cos’è il Jazz, non lo saprai mai. Louis Armstrong

L’attaccamento
È il grande produttore di illusioni;
la realtà può essere attinta solo
da qualcuno che ne sia distaccato.
Simone Weil

Come è ammirevole
colui che pensa:
“La vita è effimera”
Vedendo un lampo.


Vengo attraverso il sentiero di montagna.
Ah! Che meraviglia!
Una violetta.


Nella mente del novizio ci sono molte possibilità,
nella mente dell’esperto ve ne sono poche.
Shunryu Suzuki

1. esci dalla confusione, trova semplicità.
2. Dalla discordia, trova armonia.
3. Nel pieno delle difficoltà
risiede l’occasione favorevole tre regole di lavoro.
Albert Einstein


Ah, ma allora ero molto più vecchio;
adesso sono molto più giovane.
Bob Dylan


Tra le grandi cose che debbono
fra noi trovarsi,
l’essere del nulla è la massima.
Leonardo Da Vinci

L’unica gioia
al modo
è cominciare.
Cesare Pavese

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